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Il Burnley sogna l’Europa, l’ennesimo capolavoro di Sean Dyche

Rimane ormai solo la matematica per certificare la salvezza del Burnley anche in questa stagione, ma a all’orizzonte potrebbe esserci addirittura un posto in Europa; Sean Dyche si appresta dunque a compiere, comunque vada, l’ennesima impresa sulla panchina dei Clarets, una panchina che occupa da quasi otto anni, nei quali ha conquistato due promozioni e un’incredibile qualificazione in Europa League, diventando, inevitabilmente, un’istituzione tra i sostenitori del club 2 volte campione d’Inghilterra. In questo lungo periodo, ne è passata di acqua sotto i ponti, ma l’allenatore di Kettering non ha mai rinunciato alla sua maniera di proporre calcio, nonostante sia in netta contrapposizione con la quasi totalità delle squadre di Premier League, ormai orientate in prevalenza, ad affidarsi a tecnici stranieri con idee in linea di massima in antitesi col manager del Burnley.

Il club del Lancashire coltiva ora il sogno europeo dopo un inizio di campionato non entusiasmante, seguito da una seconda parte caratterizzata dalla consueta concretezza, alla faccia degli esteti del gioco, in linea con la filosofia di Sean Dyche. Il Burnley si è confermato ancora una volta, la squadra più inglese tra le inglesi, schierando spesso e volentieri 11 giocatori britannici, e giocando un calcio capace di far luccicare gli occhi a tutti gli amanti del “british style”, ormai poco in voga nell’attuale Premier. I segreti di questa squadra sono da ricercare nell’unità del gruppo in primis, dove l’ego di ognuno deve essere messo da parte, così come richiede la gestione ferrea di Dyche, inflessibile fin dagli allenamenti in settimana, non solo con i giocatori, ma con tutto lo staff tecnico e medico, perchè la disciplina è fondamentale, quasi un mantra per l’ex allenatore del Watford. La stessa disciplina mostrata in campo, dove raramente i Clarets si fanno trovare impreparati tatticamente, imbrigliando spesso e volentieri, avversari di caratura superiore, come ha rivelato Pep Guardiola di recente, ammettendo di aver dovuto cambiare almeno tre sistemi di gioco differenti nel corso della stessa partita contro il Burnley. Anche in questa stagione, non è stato un singolo a mettersi particolarmente in evidenza, ma tutto il gruppo ha mostrato la solita compattezza, risultando ancora una volta l’arma in più per capitan Ben Mee e compagni. Qualcuno ha fatto il nome di Dyche per la panchina della nazionale, mentre i suoi detrattori lo vedrebbero al massimo su un’altra panchina di una squadra di fascia medio-bassa. Di sicuro, l’allenatore del Burnley è abituato a non dare troppa importanza ai rumors intorno al suo nome, ed è pronto, per l’ennesima volta, a far parlare il campo.

Mauro Levati

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