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La festa dell’Osasuna, in finale di Copa del Rey 18 anni dopo l’ultima volta

Da quando la Copa del Rey ha introdotto il nuovo format le sorprese non sono mai mancate: la versione con sfide a eliminazione diretta da giocare in casa della squadra peggio classificata nella stagione precedente fino alla semifinale sta portando a continue emozioni nella coppa nazionale spagnola. E così dopo aver visto Betis-Valencia nella scorsa edizione e il derby basco Athletic-Real Sociedad nel controverso 2020 (poi giocata nel 2021), stavolta vedremo una tra Real e Barcellona affrontare l’Osasuna.

La rivelazione del 2023 è proprio la squadra navarra, assistita da un tabellone non proprio proibitivo che l’ha vista eliminare nei primi turni modeste realtà di categorie inferiori come Fuentes, Arnedo e Gimnastic, prima di tirare fuori un malandato Siviglia e nella doppia semifinale l’Athletic.

Una doppia sfida che è stata quanto di più emozionante ci si potesse aspettare: andata e ritorno distanti un mese, squadre già in contesa in Liga per un piazzamento europeo, tantissima tensione dovuta anche alla vicinanza geografica tra Bilbao e Pamplona (la Navarra è una Comunità Autonoma ma fa parte del grande concetto di Paese Basco) e una partita di ritorno elettrizzante. Dopo l’1-0 dell’andata firmato dal canterano del Barcellona Ez Abde, a San Mamés l’Athletic era riuscito a pareggiare i conti con Iñaki Williams portando la partita ai supplementari: lì è arrivato il gol partita di Ibañez che ha portato l’Osasuna in finale di Copa del Rey.

L’unica volta che la squadra di Pamplona era arrivata in finale era stata nel 2005, quando poi perse la sfida secca con il Betis ai supplementari al Calderón, per poi non tornare più a disputare neanche una semifinale del torneo. L’Athletic invece sta diventando un’eterna piazzata della competizione, visto che ha perso 4 finali su 4 nelle ultime 15 edizioni e anche questa volta si ferma a un passo dall’opportunità di vincere il titolo.

Ma veniamo ai protagonisti della sfida: gli eroi dell’Osasuna sono stati sicuramente Ibañez e il portiere Herrera. “Abbiamo sofferto come cani, poi ce l’abbiamo fatta all’ultimo minuto, è difficile poter fare meglio di così” ha detto l’autore del gol qualificazione, uno che sa cosa significa quella maglia, perché nato a Pamplona e cresciuto nelle giovanili del club.

(Photo by ANDER GILLENEA/AFP via Getty Images)

Herrera invece ha fatto i suoi interventi, alcuni anche di ottimo livello, ma è mentalmente che ha fatto la differenza, facendo perdere tempo e soprattutto pazienza a tifosi e avversari. Forse non il più sportivo dei comportamenti, ma quello necessario per raggiungere un traguardo così. Protagonista anche se in negativo lo è stato anche Nico Williams, che nella lunga notte post-partita ha dovuto persino disattivare i social per via di tanti messaggi ricevuti per via dei suoi errori sotto porta, quasi a dimenticare quanto sia stato lui uno dei motivi per cui l’Athletic sta credendo al ritorno in Europa.

La notte è stata lunga, lunghissima anche per tutta la rosa dei giocatori dell’Osasuna, che sono stati accolti in una città inondata di persone nonostante il pullman sia tornato a Pamplona alle 3 di notte. Tutto così surreale, ma allo stesso tempo in linea con la tradizione della nuova Copa del Rey, il trofeo pazzo che vedrà la finale tra l’Osasuna e la vincente del Clásico di questa sera.

Redazione Footbola

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