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Il Trono di Spagna: il Barcellona ha riaperto la Liga?

Un trionfo. Non ci sono altri termini per descrivere meglio la roboante vittoria del Barcellona sul Real Madrid al Bernabéu. Un balzo indietro di 10 anni e più, al mito della Manita che nel corso della storia ha caratterizzato la partita più sentita di Spagna e ha spesso deciso la Liga e che Xavi, al primo Clasico, ha sfiorato (0-4).

La rinascita del Barcellona

Il Real Madrid, orfano di Benzema e attento più ad uscire indenne fisicamente da un Clasico valevole più per la gloria che per la classifica, è stato messo sotto da una squadra che si è mossa sulle ali dell’entusiasmo e sul ritrovato spirito catalano. In tal senso, fondamentale è stato il lavoro svolto da Xavi e le tempistiche con cui sono state fatte determinate scelte. L’ex centrocampista spagnolo, che già aveva rifiutato le avances dei Blaugrana nella scorsa stagione, ha avuto modo di sperimentare il suo calcio in un campionato distante, senza pressioni e con la possibilità di crescere. Il ritorno in Catalogna lo ha fatto nel momento migliore: quello più basso della storia recente del Barcellona. Impossibile peggiorare la situazione, specie con delle idee valide e con un mercato che ha rinforzato la rosa. Lo 0-4 del Bernabéu è il coronamento di un percorso incominciato 4 mesi fa e che tra ruolino in Liga e in Europa sta ponendo le basi per la prossima stagione. Lì, sarà d’obbligo aspettare i Blaugrana al varco: dovranno tornare a competere per il titolo.

E adesso?

L’interrogativo che sorge spontaneo dopo la prestazione perfetta dei catalani a Madrid è lecito: la Liga è stata riaperta? No. Solo un contraccolpo psicologico potrebbe affossare davvero i Blancos, che continuano ad avere 9 punti di vantaggio sul Siviglia secondo (e 12 sul Barcellona stesso, che ha però una gara in meno). Il finale di stagione per i ragazzi di Ancelotti sarà fitto: quarti di Champions League col Chelsea, con cui si perse la possibilità della finale lo scorso anno, e una Liga da vincere anche solo per inerzia. Un tour de force, sì, ma per una squadra abituata a certe pressioni. Non sarà il Clasico a demolire quanto costruito finora, ma la disfatta resta: tocca al Real rialzare la testa e affondare il colpo decisivo.

Luigi Romanelli

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