
Roberto De Zerbi allenatore Marsiglia Immagini | Ansa
Roberto De Zerbi, furia sul Marsiglia. L’Olympique ha perso contro il Reims la partita e anche il secondo posto. Abbastanza per mandare su tutte le furie il tecnico italiano che ha scelto di usare, con il sostegno della società, il pugno durissimo.
De Zerbi, ritiro punitivo e atmosfera pesantissima
L’OM vive momento abbastanza delicato. L’ultimo Ko è il terzo di fila e ha lasciato la sensazione che al netto della fatica, la squadra stia pagando anche una sorta di crisi di rigetto verso De Zerbi, dopo un cammino tutto sommato in linea con le aspettative. Il secondo posto in Ligue 1, con il materiale tecnico messogli a disposizione dal club, rientra comunque nell’alvo della norma. Molto meno normale, specialmente in Francia, dove la libertà e i diritti dei lavoratori si declinano a ogni latitudine, compreso anche il mondo dorato del calcio professionistico, è la scelta del ritiro punitivo, fissato per ricompattare il gruppo e per spingerlo a compiere l’ultimo sforzo per inseguire il piazzamento in Champions League.
Il pugno duro: il centro sportivo diventato una caserma
Secondo quanto riportato al di là dei Pirenei, De Zerbi avrebbe instaurato all’interno del centro sportivo un regime quasi da caserma. Alcune frasi non sono passate inosservate, in particolare quella legata alla clausura forzata. “Io non vedo mai la mia famiglia, quindi neanche voi vedrete le vostre”. Termini che hanno preceduto il pugno duro. Annullati i due giorni di riposo previsti dopo la sconfitta di sabato e, una volta esaurite le 48 ore di clausura, inizierà un susseguirsi di doppie sedute di allenamento, senza soluzione di continuità né di orario. I calciatori sanno quando inizia la loro giornata sul campo, ma non quando finirà. La seconda seduta infatti è piazzata “random”, in modo che nessuno possa lasciare il centro sportivo. Per capirsi, l’ultima sessione è finita alle 20.
La reazione della squadra, l’appoggio della società
Legittimo immaginare che alcuni calciatori non abbiano preso benissimo il provvedimento adottato da De Zerbi. Il cambio di programma ha toccato da vicino soprattutto i calciatori di fede islamica, impossibilitati a trascorrere la fine del mese del Ramadan con i propri cari, ma anche chi aveva programmato 48 ore di stacco è stato costretto a rivedere i propri impegni privati. Abbastanza per sollevare malumori e musi lunghi, che però non hanno trovato sponda nella società. La dirigenza appoggia la decisione dell’allenatore perché la ritiene una tappa di un percorso mirato ad instillare una mentalità vincente. Il campo dirà se la scelta è stata azzeccata: l’unica certezza è che De Zerbi si sia preso un bel rischio, perché senza risultati potrebbe innescarsi un pericolosissimo effetto boomerang.