La Juventus è fuori dalla Champions League. Eliminata dal PSV, capace di ribaltare il 2-1 dello Stadium: difficile, al netto del percorso in questa competizione, trovare parole che non siano lontane dal concetto di fallimento tecnico. Abbandonare la competizione arrendendosi a un avversario largamente alla portata e sciupando il vantaggio maturato all’andata è un risultato che apre, se non un processo, perlomeno una indagine approfondita su cosa non stia funzionando.
La vittoria con l’Inter e i tre successi consecutivi in campionato avevano evidentemente illuso che il vento del cambiamento avesse consegnato al 2025 una Juventus nuova e soprattutto più matura e consapevole. La risposta arrivata dall’Olanda è sconfortante. In pochi si aspettavano una prestazione del genere contro un avversario alla portata ma il ko maturato contro il PSV è tutto sommato in linea con un percorso mediocre. La Juventus è stata eliminata dopo aver chiuso la fase “campionato” della Champions senza mai essere in corsa per le prime otto posizioni. E alla fine ha chiuso al ventesimo posto. Preoccupa anche che a febbraio questa squadra non abbia ancora una identità e atterrisce la sensazione della fatica necessaria a trovarla.
È difficile accettare una Juventus che, con tutto il rispetto per il PSV, si fa prima intimidire e poi sopraffare sul piano tecnico, agonistico e della personalità. Quella bianconera non è catalogabile come una stagione fallimentare in assoluto, ma per adesso è assolutamente deludente. Fuori dalla Champions, mai in corsa in campionato, non restano che il quarto posto e la Coppa Italia per salvare la stagione. Allo status quo, il bilancio della Juventus è davvero difficile da giustificare di fronte a una sontuosa, almeno dal punto di vista dei costi, campagna acquisti che ha portato a Vinovo sedici volti nuovi, un allenatore dall’idea “giochista” in rottura con il recente passato e tante promesse non del tutto mantenute.
Alla luce dei risultati e dei problemi emersi in questi mesi, alla Juventus occorre alzare l’asticella e farlo anche con una discreta fretta. La corsa per il quarto posto è affollata. La classifica è cortissima e i bianconeri sono attesi da un calendario particolarmente scomodo: devono affrontare l’Atalanta e poi cercare di fare punti a Bologna, Firenze e Roma. Non esattamente una passeggiata anche perché non tutto sta funzionando come dovrebbe. Thiago Motta è sicuramente un allenatore preparato ma ancora non si è calato nella realtà bianconera, esattamente come il gruppo di calciatori che paga ancora dazio all’inesperienza ad alti livelli e non avrà più altre notti per dimostrare di essere all’altezza di serate di gala.
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